E’ accaduto. Inevitabile come i ritardi della Freccia Rossa. Cartesianamente certissimo come il prossimo attacco berlusconiano alle toghe talebane la cui certissima esistenza procede ineluttabile dal cogito paranoide dell’arcoretano. Tuttavia continuo ancora a non crederci. Quando si dice l’ottimismo della volontà…
Insomma ieri sera verso le 19 stavo in attesa davanti al plasma da 42 pollici HD ready, full optional 4x4 con blocco automatico del differenziale. Pregustavo un’oretta di sci di fondo ad altissimo livello: la gara conclusiva delle olimpiadi invernali di Vancouver. E chissà, anche una medaglietta per gli azzurri. E infatti le prime immagini spiegavano che Di Centa e Pillercottrer stavano lì, con i migliori. La mia Adelscott era quasi finita ma non me ne accorgevo neppure tanta era la tensione con la quale mi godevo le rigorose ancorché retoriche geometrie disegnate dagli sci sottili sulla granita bianca di Whistler Olympic Park .
Brava Rai, esclamavo fra me e me, di tanto in tanto. Nonostante spinte sempre più invadenti in direzione della tv satellitare, della Pay tv e la lenta avanzata del digitale terrestre, c’è in Rai qualcuno che si preoccupa anche delle regioni, come la Lombardia, che la DGT-TV ancora la stanno aspettando.
Insomma, la 50 Km a tecnica classica proseguiva mentre gli azzurri, tutti tranne l’immarcescibile Di Centa, si perdevano lungo la pista. Tecnica classica. C’è ancora chi, nelle alte sfere olimpiche e non solo lì, considera positiva la sopravvivenza forzata di un modo di praticare lo sci di fondo privo ormai di qualsiasi ragione tecnica, atletica o storica che sia. Imporre in gare importanti come quelle olimpiche l’utilizzo di uno stile sciistico come il passo alternato e il passo spinta in sostituzione dello skating, sarebbe come imporre nel salto in alto lo scavalcamento ventrale. O, in ambito ciclistico, l’adozione dei freni a bacchetta. Vabbé.
Torniamo a bomba. La 50 km si avvia alla fine. Mancano 3000 metri (3 km, vale a dire circa 5 o 6 minuti, al traguardo. E Di Centa, con qualche fatica, è ancora lì con i primi. La tensione sale alle stelle. E l’immagine scompare in dissolvenza dallo schermo mentre una voce maschile calda e suadente annuncia che le riprese dalle fasi finali della gara di chiusura di Vancouver 2010 finiscono qui e si spostano su Rai sport più. Ma cazzo! Rai sport più è sul digitale terrestre! Che in Lombardia partirà ( se va tutto bene) nel maggio prossimo. Io (insieme ad alcuni milioni di telespettatori lombardi) non posso aspettare, non ho tutto quel tempo; la gara finisce fra 5 minuti! Porca troia! Non possono farmi questa vigliaccata. Possono, possono, eccome se possono. E infatti sul plasma compare il faccione di un mezzobusto del TG2 che annuncia seraficamente l’inizio di un’edizione breve del telegiornale “… a causa della diretta da Vancouver delle Olimpiadi invernali”. Non ci credo ancora. Scanalo come un pazzo fra Rai 1, 2 e 3. Lo zapping si fa frenetico mentre scorrono i minuti. Adesso riparte la diretta, mi dico sempre meno convinto. Non è possibile che finisca così. E’ possibile, è possibile eccome.
L’edizione “breve” del TG2 dura 13 minuti. Di Centa è ormai scomparso per sempre tra i marosi ghiacciati di Whistler. La diretta della gara si è conclusa (sul digitale terrestre) da molto tempo. Quando riprende il collegamento analogico da Vancouver si fanno solo chiacchiere guidate dalla bidimensionale presenza di Ivana Vaccari sulla 50 km e ci rifanno vedere in differita l’arrivo di un Di Centa stremato e undicesimo. Noi lombardi analogici siamo arrivati stremati e ultimi. Anzi non abbiamo nemmeno finito la gara. Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, rimanere solo anche per pochi secondi, con il genio che ha deciso il taglio delle trasmissioni analogiche a 5 minuiti dalla conclusione della 50 km. Il bello della diretta? Ma de che? “Ahi serva Italia di dolore ostello…”. (Purgatorio, VI, 76-78)

2 commenti:
Resto attonita, anche se lo so bene che queste cose sono all'ordine del giorno, soprattutto immaginando l'espressione del tuo viso e il piacere fanciullesco che si agita nel cuore quando assisti a qualcosa che ti piace molto.
Paese di merda!
Magari una piccola colpa la si può attribuire al sistema clientelare delle assunzioni...
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