Il caso, l’ennesimo in questa materia, è esploso per così dire con sommesso clamore. “Qualcuno” ha impedito a Fatima, studentessa di 13 anni, di origine palestinese, di leggere il suo discorso al presidente Napolitano durante la visita del capo dello Stato a Reggio Calabria. Un impedimento (anche questo legittimo?) derivante dal velo che la ragazzina, di famiglia musulmana, avrebbe indossato durante la lettura di un testo, preparato per giorni con meticoloso impegno. “Qualcuno” le ha telefonato durante il viaggio da Riace a Reggio C. per “suggerirle” di togliersi l’hijab durante la lettura del suo intervento davanti a Napolitano. Il quale, per inciso, l'ha comunque ricevuta ed ascoltata. (nella foto)
La storia, anzi la cronaca, è tutta qui. Certo non è poco. Torna a manifestarsi quella paura dell’ignoto (dell’altro, del diverso chiamatelo come volete) che accompagna l’uomo dalle sue più lontane origini. Si tratta di una di quelle caratteristiche umane che René Girard definirebbe “…nascoste fin dalla fondazione del mondo”. E che improvvisamente ma non del tutto inattese, irrompono in superficie e ci si rivelano con immediatezza prorompente. Si rivelano, appunto. Rivelare, “re velare”. Mostrare? O nuovamente celare, dissimulare? Nascondimento oppure manifestazione? La lingua, questa è la verità, è ambigua almeno quanto l’umano pensare.
Equivocità che appare sottolineata persino dall’aspetto lessicale dell’oggetto. Lo chiamano tutti velo. Ma non tutti sono d’accordo sul significato del termine. Molti sotto questo nome comprendono anche hijab, burka e niqab, quell’abito monacale che lascia scoperti soltanto gli occhi. Insomma, velo, foulard, hijab, burka o niqab, sempre di pietra dello scandalo si tratta.
Ma guardate la foto che illustra questo scritto. Un volto puro di giovanissima donna incorniciato da un panno decorato, a coprire il capo e le spalle. Preferiamo definirlo foulard, alla francese insomma. No, dicono inviperiti i puristi catto-giudaico-cristian-padani, è un velo islamico. Dunque da abolire e proibire almeno nei luoghi pubblici. Nel privato, se non le becchiamo sbirciando dal buco della serratura, se lo possono anche mettere.
E’ soltanto (e non è poco), sostengono ancora altri, l’ennesimo segno di sottomissione maschilista dell’elemento femminile diffuso nel mondo islamico. Ergo va abolito. Anche perché il Corano non lo prescrive. Dunque la religione non c’entra. Non è del tutto vero ma insomma un po’ di approssimazione può servire. Soprattutto agli ignoranti. Chi sa leggere e scrivere (non è necessario saper anche far di conto) sfogli il Corano fino alla Sura XXIV An-Nûr (La Luce); 30 – 31
“E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto “.
Allora il Corano e la religione che su esso si fonda, c’entrano o no? La risposta inevitabile è un sonoro boh! Anche perché quel sibillino “…se non quello che appare” rimescola le carte di un mazzo già molto disordinato. Se dobbiamo mostrare ciò che appare non si capisce bene che cosa si debba coprire. Pardon, velare. A meno che quel “ciò che appare” significhi qualcos’altro. Entriamo così nel terreno melmoso dell’esegesi e dell’interpretazione testuale. Infatti c’è chi traduce i versetti incriminati in questo modo
“…dì alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle altro che ai loro mariti, o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli... ».
Un testo nel quale taluni potrebbero individuare un allusivo invito a rapporti incestuosi o comunque interparentali. Invito che è presente anche nella precedente citazione e che ho omesso solo per esigenze di brevità. Su questo punto le traduzioni sono unanimi.
In base alla seconda traduzione, però, “ciò che appare” potrebbero essere i seni, questi sì da coprire. Ma allora perché celare anche il capo e il viso? Questo il segretario di Muhammad non l’ha scritto. Come? Non lo sapevate? Il Corano non l’ha scritto Maometto che pare non sapesse leggere né scrivere (anche su questo elemento non ci sono certezze, solo ipotesi più o meno ragionevoli). Sembra che il testo sia stato composto nel 632 d.C., circa 20 anni dopo la morte del Profeta, dal suo segretario Zaid ibn Thabit su richiesta del califfo Othman. Ma anche in questo caso certezze non ce ne sono.
Un bel pasticcio. Ma i cattolici sono abituati a ben altri esegetici salti mortali in materia di testi sacri. Un pasticciaccio per una volta almeno non solo “all’italiana”. In Francia, proprio la patria della Marsigliese, del motto illuministico rivoluzionario “libertè, egalité, fraternité”, sono messi peggio di noi visto che il foulard (questa volta il francese si impone) è proibito in tutte le scuole pubbliche primarie e secondarie. Il divieto non si limita al velo islamico ma riguarda anche le croci cristiane di una certa dimensione, (bisogna armarsi di righello e/o calibro per rispettare la legge) la kippah ebraica, il turbante dei sikh e, con supremo sprezzo del ridicolo, come spiegò Luc Ferry il ministro dell’istruzione in carica all’epoca della entrata in vigore della legge (2004) , "una certa pelosità" (sic!), vale a dire l’onor del mento (barba) qualora sia fatto crescere in base ad alcune regole del diritto musulmano. Per la barba del Profeta, non è ridicolo tutto ciò? No, è grottesco.
Di fronte a simili querelle persino la disputa crocefisso sì, crocefisso no che ci ha deliziati qualche settimana fa, appare come una nobile disputa, ancorchè quodlibetale. Ho una proposta: proibire nei luoghi pubblici, insieme a veli, chador, burka aut similia, anche l’uso della bandana affinché si mostri “solo ciò che appare…”. Una bella e lucida piazza. La norma, severa e rigorosa, opererebbe in deroga da ogni immunità anche per le alte cariche dello Stato e avrebbe natura retroattiva. Proprio come la legge sul processo breve. Naturalmente senza patteggiamento.

1 commenti:
Non volevo quasi risponderti perché quello che dici è talmente vero e ben scritto e azzeccato in ogni parola, così tanto, che davvero non valeva la pena fare un commento.
Però sono qui e ti dico: hai ragione. Peccato che nel nostro paese ci siano, a parte pochissime persone, due grosse fazioni: gli italiani stupidi che un discorso come il tuo non lo capiscono (te lo ricordi Corrado Guzzanti nel personaggio "Lorenzo"?) e quelli che fanno i finti tonti per continuare a detenere il potere e fiaccare gli animi
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